Talvolta capita che la vita stessa ti faccia affrontare un grande dolore e a quel punto la domanda che dovremmo porci è: “quello che mi accade oggi ha a che fare con me oppure ha radici molto più lontane?”

E ancora: “Qual è il dolore più forte che ho vissuto nella mia vita?”

Domande semplici che non trovano mai risposte. Meglio fare gli struzzi.

Per quanto mi riguarda per anni ho sofferto per il mancato riconoscimento da parte degli altri del mio valore.

Dico così ma mentre lo scrivo so che è una vera menzogna che racconto a me stessa.

Sono avida di riconoscimenti che però non mi esaltano, sento che tutto quello che faccio passa sotto traccia, sono io la prima a non riconoscerlo e a non dargli valore.

Usare il ponte

Nei corso dei miei studi spesso mi è stato suggerito di “usare il ponte” ossia provare almeno a fare piccole arcate per tracciare un ponte metaforico col passato e domandarsi “quando tutto ciò é già successo nella nostra vita?”

Il riconoscersi, il darsi valore per me fa parte del principio maschile, se provo a “fare un ponte” purtroppo arrivo molto lontano, a quando da bambina vivevo situazioni screditanti.

E siccome la nostra parte bambina è arroccata nel suo dolore e non vuole saperne, ho dovuto lavorare a fondo per accettare con umiltà che le cose purtroppo ritornano anche se ora so che non devono essere risolte tutte in una volta.

A volte il dolore è una spinta per creare: quanti artisti lo hanno proprio usato per questo?

E come fare?

Scrivimi la tua opinione, nel prossimo articolo proveremo da dare delle risposte.


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