Ho sempre scritto, da che ne ho memoria.

E’ una passione ereditata da mia zia, che lontana, ci scriveva di tutto, con quella sua bella grafia d’altri tempi, precisa, per nulla rotondeggiante anzi, leggermente appuntita, quasi a indicarci sempre una retta via.

E così ho fatto, o meglio, ho cercato di fare. Non che non mi sia persa (tranquilli lavorando a lungo su me stessa mi sono anche ritrovata!) O che non abbia avuto momenti “down” o dolori, come tutti noi del resto, ma ho sempre avuto un Sé forte che mi ha ispirato nei momenti più bui e lo scrivere ha fatto il resto: mi è stato sempre di enorme conforto.

Ho spedito cartoline a tutti, scritto biglietti d’auguri a iosa e vergato anche bellissime lettere d’amore e tante altre ne ho ricevute.

E fidatevi: scrivere e ricevere lettere o cartoline scritte a mano è bellissimo!

Durante il lockdown ho perfino creato un piccolo gruppo che è ancora solido e, partendo dalla trilogia di “Griffin & Sabine” di Nick Bantock, siamo riusciti a riscrivere le nostre di storie, correggendone un po’ anche il tiro, se così si può dire, ed è andata più che bene; infatti sto pensando di pubblicare (con il consenso di tutti) questa corrispondenza.

Mi sono sempre chiesta se i giovani, quelli della Generazione Z o giù di lì, scrivano ancora a mano o almeno abbiano provato l’emozione di ricevere una lettera che non è la stessa emozione di vedere le due spunte blu su WhatsApp. Eh no, proprio no!

Tornando ai miei di scritti beh, che dire? Ho scritto proprio a tutti, sia per lavoro che per diletto, perché all’epoca si usava così e scrivendo adesso mi viene in mente un episodio divertente legato al mio primo lavoro.

All’epoca (sto parlando degli anni ’90) io e una mia collega risolvemmo una piccola pratica burocratica a un giornalista o onorevole dell’epoca, non lo ricordo più. Lui, di rimando, ci ringraziò scrivendoci una bella lettera vergata a mano che recitava testualmente “…e nella società odierna c’è bisogno di persone come voi, accurate e scrupolose nello svolgere con solerzia e professionalità il vostro lavoro amministrativo, ecc, ecc…”.

Io e la collega ci vantammo parecchio di quella lettera fintanto che un giorno, in un ristorante romano, ritirando i cappotti al guardaroba notai, incorniciata in bella vista, la stessa identica lettera, dello stesso autore, sempre vergata a mano che riportava “…e nella società odierna c’è bisogno di persone come voi, accurate e scrupolose nello svolgere con solerzia e professionalità il vostro lavoro di ristorazione”…

Un film e un libro

A questo proposito é imperdibile il film romantico del 1998 diretto da Nora Ephron con Tom Hanks e Meg Ryan  “C’è posta per te”

oppure, sempre sull’epistolare, il meraviglioso pugno allo stomaco che può darti il romanzo di Katherine Kressmann Taylor, Destinatario sconosciuto, 1938.

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3 risposte

  1. Annarita cara. Mi hai riportato indietro negli anni. Quanti ricordi e quanta nostalgia. Anch’io ho scritto tantissime lettere e tantissime ne ho ricevute. Leggendo le tue parole mi è tornata in mente l’emozione di allora nel riceverle . Ormai da anni usiamo solo il telefono. Mi dolgo tanto del fatto che, purtroppo, nel tempo, non le ho conservate. Oggi sarebbe bellissimo poterle rileggere. All’ interno di quelle lettere c’era tanto sentimento, gioie, speranze ed anche dolori e delusioni soprattutto perché molte ce le scambiavamo tra amiche carissime. Qualcuna la conservo ancora tra i miei ricordi più remoti. Ne ho anche qualcuna scritta da mamma. Puoi immaginare con quanto amore e commozione talvolta le rileggo.
    Mi piace moltissimo anche la scelta del film. L’ho visto ed ho letto anche il libro. Indicazione perfetta. Grazie dei bei ricordi. Buona giornata carissima.

  2. Cara Anna Rita,
    quasi non so più scrivere a penna…solo a Natale mi impegno per scrivere gli auguri ai miei nipoti, utilizzando bigliettini bianchi sui quali normalmente amo anche farci un disegno.
    Sono troppo abituata a scrivere con il PC e la parte del mio cervello che comanda la mano destra sento che sta perdendo i colpi …

    Ripenso a mio padre, con la testa leggermente inclinata e la sigaretta accesa in mano, che senza soluzione di continuità scriveva tutti i pomeriggi con le penne affusolate nere del ministero (aveva addirittura il callo dello scrivano sul dito medio).
    Si occupava del giornale degli Agenti di Custodia e ogni numero riportava un articolo a sua firma.
    Ancora abbiamo i suoi scritti e abbiamo anche le innumerevoli lettere inviate a Genova a mia madre e ai miei nonni materni durante il suo lungo fidanzamento.
    Amava scrivere.

    La mia cara amica Ernesta, qualche tempo fa, mi parlò di un museo molto speciale. Forse già lo conosci.
    Raccoglie i diari e le lettere della gente comune, attraverso le quali si può ricostruire la storia del paese. Ernesta mi ha trasferito tutta la sua emozione nell’aver scoperto questo luogo dove è tornata più volte ma ancora non ci sono mai andata
    Lo farò. È questo:
    https://www.piccolomuseodeldiario.it/
    Grazie per lo stimolo che mi hai dato e buona giornata
    Alessandra

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