
Ho la fortuna di vivere a Roma, la più bella città del mondo, almeno nella considerazione mia e dei più e, con l’età, il passeggiare, oltre che un salutare hobby, è divenuta una buona pratica meditativa e di riflessione.
E proprio l’altra sera, dopo cena, girando tra i vicoli m’imbatto nella maestosità di piazza Navona, stranamente con pochi turisti. Non ho resistito, il rumore dell’acqua della fontana mi ha obbligato a fare un piccolo video e, nel girarlo, mi sono ricordata della storiella relativa al duello per antonomasia tra Bernini e Borromini di ben quattro secoli fa.
Come tutti sanno la fontana del Bernini, commissionata da Papa Innocenzo X Pamphilj, sarebbe dovuta essere la più bella fontana del mondo e Bernini così fece: progettò e realizzò “La fontana dei Quattro Fiumi” che, forse è proprio annoverata così.
La storiella popolare romana che ne è derivata sull’uomo che rappresenta il Rio della Plata che, con la mano alzata verso la Chiesa di Santa Agnese in Agone, si protegge da un ipotetico crollo per la rigidità maestosa di quest’ultima (storiella perché pare che la Chiesa fu progettata dopo l’inaugurazione della fontana stessa). Mi ha fatto tornare in mente il capolavoro di Ridley Scott “I duellanti” (1977) basato sul racconto di Joseph Conrad, dove due ufficiali napoleonici si sfidano a duello per futili motivi per tutta la vita.
Il film è l’esempio perfetto del vano assillo, tutto umano, per la competizione.
E mentre filmavo l’uomo con la mano alzata pensavo a quanta competizione inutile noi mettiamo in atto tutti i giorni e, anche lì ad esempio, c’era la mia di competizione, volevo catturare l’immagine perfetta, quella che rappresentasse esattamente l’inutilità della rivalità di una sfida, di fronte a tanta bellezza e volevo che nella mia piccola ripresa si sentisse solo il rumore dell’acqua senza voci di sottofondo.
E non è una pretesa bella e buona questa? Ovviamente qui si parla per allegorie, per simbolismi, niente di grave, mica ho rincorso Caravaggio con un fendente dopo una partita di pallacorda; ma riflettiamo: quante volte vorremmo essere solo noi, gli unici, i più importanti?
Praticamente i protagonisti delle vite degli altri più che della nostra.
E tu raccontami: qual è stato quell’episodio dove le tue ragioni erano più importanti di quelle di tutti gli Altri?
PODCAST
Ascolta il podcast Racconti sotto la pelle